L’Aquila, nelle tendopoli anziani allo stremo
Da rassegna.it
“Nelle tendopoli vivono quasi 29 mila persone. Tra queste, il Dipartimento di prevenzione della Asl dell’Aquila ha stimato che ad oggi la percentuale di persone con più di 65 anni sale addirittura al 70 per cento. Secondo i dati dell’Inps in provincia dell’Aquila vivono complessivamente 73.664 pensionati dai 60 anni in su.
Quasi il 50 per cento di loro, 30.750 persone, vive con meno di mille euro al mese. E tra questi 15.000 vivono con meno di 500 euro al mese. [...]
Il primario del reparto di geriatria dell’ospedale San Salvatore, Marco Pozone, intervistato dal cronista di Liberetà, ha illustrato qual è la situazione ad oggi. ‘Dopo l’emergenza adesso viviamo una situazione di cronicità – spiega il dottor Pozone -. La tenda è un grosso problema: sotto il sole le temperature all’interno sono proibitive. Il condizionatore sta creando dei problemi. Chi sta vicino al radiatore ha getti di aria gelida addosso. Come ti allontani fa caldo. Ma ci sono alcune migliaia di anziani chiusi in una tenda, che non si muovono più e hanno scarse reazioni’. Gli sbalzi di temperatura in tenda, ha spiegato ancora il dottor Lino Scoccia, coordinatore dei medici di base che operano nelle tendopoli, stanno provocando molte bronchiti e casi di broncopolmonite. Gli anziani che non si muovono più bevono poco. ‘La disidratazione – ha siegato il dottor Pozone – comporta insufficienza renale, complicanze infettive, polmoniti, peggioramento dello stato mentale. Dobbiamo fare prevenzione nei campi perché i posti in ospedale sono insufficienti. Fortunatamente abbiamo riaperto un po’ di letti (14 per la geriatria, il 50 per cento di quelli che avevamo prima del terremoto). A livello di specialistica ospedaliera, poi, abbiamo avuto sempre una cronica mancanza di personale’.
Nelle tende vivono anche anziani dializzati, come aggiunge la psicologa Roberta Brivio che opera nel campo di Coppito. ‘Pur di non rimanere lontani dai figli, ci sono anziani di oltre cento anni che hanno rifiutato il ricovero nelle Rsa o il trasferimento in casa di parenti lontani – ha concluso la psicologa Brivio -. Bisogna stare attenti, l’emergenza fisico-psicologica comincia ora e su l’Abruzzo sta cadendo l’attenzione’.”







