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	<title>Epicentro Solidale</title>
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		<title>Resoconto manifestazione 7 luglio a Roma</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 19:22:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renton</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-small;">Oltre cinquemila manifestanti &#8211; giunti a Roma con oltre 40 autobus e centinaia di macchine &#8211; hanno manifestato tutta la loro indignazione e disperazione per la situazione in cui versa L&#8217;Aquia e tutto il comprensorio a quindici mesi dal terremoto. Già all&#8217;arrivo in Piazza Venezia ci siamo trovati davanti le autoblido delle pseudo forze dell&#8217;ordine che impedivano l&#8217;accesso a Via del Corso. E&#8217; iniziata subito un&#8217;azione di spingimento da parte dei manifestanti &#8211; anche con una certa energia! La reazione degli sbirri è stata &#8211; come al solito &#8211; violenta; sono volate manganellate e colpi di scudo che hanno ferito alcuni presenti nelle prime linee.</span><span style="font-size: x-small;">Dopo la nostra decisa volontà di andare avanti la polizia ha aperto lo sbarramento e un autentico fiume si è riversato in Via del Corso. Ma proprio qui si sono verificati i momenti più violenti con i poliziotti rimasti praticamente intrappolati all&#8217;interno del corteo. Ho visto personalmente molti nostri compagni malmenati dagli sbirri. A 50 metri da Piazza Colonna nuovo sbarramento per impedire l&#8217;accesso a Palazzo Chigi. Niente! Anche &#8217;stavolta sono stati costretti a farci passare.</p>
<p>Un imponente corteo ha letteralmente invaso l&#8217;intera Piazza Colonna. Dal furgone sono stati fatti gli interventi prima di ripartire &#8211; questa volta senza sbarramenti &#8211; alla volta di Piazza Navona. Ma lo sbarramento più invalicabile lo abbiamo trovato sotto Palazzo Grazioli, dove uno spiegamento eccezionale di polizia, carramba e sbirri della finanza hanno reso vano ogni tentativo di andare avanti. Il corteo è tornato verso Piazza Venezia e si è diretto a Piazza Navona dove nel pomeriggio &#8211; al Senato &#8211; è stata ricevuta una delegazione.</p>
<p>A fine manifestazione &#8211; tornando verso gli autobus &#8211; nuova contestazione sotto il palazzo della protezione civile sul lungo tevere.</p>
<p>Risultati? Finora si parla solo di una maggiore dilazione del pagamento delle tasse &#8211; da 5 a 10 anni.</p>
<p>Nulla invece sulla certezza dei fondi per la ricostruzione e le attività economiche e produttive.</p>
<p>Epicentro Solidale</p>
<p></span></p>
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		<title>Mercoledì 7 luglio manifestazione a Roma per il futuro dell&#8217;Aquila</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 20:27:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’Aquila non si arrende e prova a resistere. In oltre 20.000 il 16  giugno hanno attraversato le strade della città e occupato l’autostrada A  24 per due ore. La notizia è stata silenziata o censurata dai grandi  media. Purtroppo siamo abituati ad una informazione che sul nostro  territorio ha favorito la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/07/460_0___30_0_0_0_0_0_roma7luglio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12678" title="460_0___30_0_0_0_0_0_roma7luglio" src="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/07/460_0___30_0_0_0_0_0_roma7luglio-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a>L’Aquila non si arrende e prova a resistere. In oltre 20.000 il 16  giugno hanno attraversato le strade della città e occupato l’autostrada A  24 per due ore. La notizia è stata silenziata o censurata dai grandi  media. Purtroppo siamo abituati ad una informazione che sul nostro  territorio ha favorito la propaganda dando risalto alle migliaia di  passerelle di politici e mondo dello spettacolo e ignorando  sistematicamente le reali condizioni in cui viviamo.</p>
<p>Scriviamo a tutte quelle persone, i  movimenti, le associazioni, collettivi che in questi 14 mesi di  esistenza del nostro comitato e di un movimento spontaneo e dal basso  che a L’Aquila prova a resistere, ci sono stati vicini, diffondendo le  nostre denunce, sostenendoci, venendo qui nella nostra città a conoscere  la realtà in cui viviamo.</p>
<p>Vi scriviamo perché, ancora una volta,  abbiamo bisogno di tutt* voi.</p>
<p>Il nostro territorio, tra mille  difficoltà, ha saputo esprimere in questi mesi la ferrea volontà di non  morire dando vita ad articolate e numerose forme di protesta e di  proposta, dall’esperienza dei comitati cittadini al movimento delle  carriole, dalle sperimentazioni di progettazione partecipata alle  assemblee cittadine all’interno del Presidio Permanente di Piazza Duomo.</p>
<p>Questo nonostante una gestione  dell’emergenza inedita in Italia che ha escluso in ogni modo la  partecipazione delle persone dalla definizione del loro futuro imponendo  scelte che hanno ridefinito sotto i nostri occhi il territorio,  favorendo lo spopolamento, la speculazione edilizia e lasciando tutti i  problemi irrisolti, primo fra tutti la ricostruzione della nostra città,  dei nostri borghi e di quella dei 59 comuni colpiti, mai iniziata.</p>
<p>Tra i primi abbiamo denunciato la  trasformazione in atto della Protezione Civile che qui a L’Aquila, come  in Campania per i rifiuti,  ha sperimentato un modus  operandi fatto di grandi appalti, grandi eventi e di scarsa o nessuna  trasparenza, poi resa evidente dalle inchieste in corso, e grazie alla  rete messa in piedi con altre realtà italiane abbiamo organizzato le  mobilitazioni contro la sua trasformazione in una Società per Azioni.</p>
<p>L’articolo 39 inserito nella manovra  finanziaria che il governo si appresta ad approvare è l’ennesima  “mazzata” che il “Sistema Italia” riserva al nostro territorio.</p>
<p>Ci si chiede di tornare a pagare le  tasse, i mutui, le imposte dal 1° luglio 2010 e a restituire tutti i  contributi che sono stati ad oggi sospesi in tempi brevissimi ed in  modalità non chiare.</p>
<p>Ad oggi è per noi semplicemente  impossibile far fronte a questa richiesta.</p>
<p>Perché nel nostro territorio ci sono  16.000 persone che hanno perso o stanno perdendo il lavoro, e di questi  migliaia sono cassaintegrati;</p>
<p>Perché nulla è stato pensato o fatto dal  governo e dalle varie strutture commissariali per favorire il rilancio  dell’economia se escludiamo il ridicolo contributo di 800 euro per tre  mesi erogato ai commercianti e agli artigiani, insufficiente perfino per  pagare i debiti con i fornitori.</p>
<p>Non stiamo chiedendo particolari  privilegi ma semplici diritti. Dopo il terremoto che ha colpito l’Umbria  e le Marche le popolazioni terremotate hanno restituito le imposte  sospese dopo 12 anni e solo al 40%.</p>
<p>Stiamo chiedendo una legge organica che  stabilisca fondi e tempi certi per affrontare la ricostruzione. La  popolazione già a giugno 2009 sapeva, quando ha contestato il decreto  Abruzzo, che i fondi finora stanziati erano totalmente insufficienti.  Ora anche le istituzioni locali ci vengono a dire che sono esauriti i  fondi anche per coprire l’emergenza che non è ancora finita (come i  soldi per gli alberghi dove sono costretti ancora in migliaia di  aquilani, per il contributo di autonoma sistemazione di cui l’erogazione  e ferma a gennaio o per la ristrutturazione degli immobili lievemente  danneggiati).</p>
<p>Vogliamo uscire dalla continua  incertezza dettata dal sistema delle ordinanze e delle proroghe  all’ultimo minuto, vogliamo ricostruire e crediamo che questa non possa  essere una battaglia solo di questo territorio.</p>
<p>E’ una lotta che ci riguarda tutti.  L’Aquila, i borghi e i comuni colpiti sono di tutte le italiane e di  tutti gli italiani, patrimonio collettivo del paese che non può  permettersi di perderlo per abbandono o spopolamento.</p>
<p>Ci riguarda perché il Modello L’Aquila è  un tentativo di annullare la solidarietà nazionale, primo sintomo di un  federalismo dell’egoismo che non possiamo permettere diventi prassi nel  nostro paese.</p>
<p>L’Aquila non si arrende e prova a  resistere. In oltre 20.000 il 16 giugno hanno attraversato le strade  della città e occupato l’autostrada A 24 per due ore. La notizia è stata  silenziata o censurata dai grandi media. Purtroppo siamo abituati ad  una informazione che sul nostro territorio ha favorito la propaganda  dando risalto alle migliaia di passerelle di politici e mondo dello  spettacolo e ignorando sistematicamente le reali condizioni in cui  viviamo.</p>
<p>Il 7 luglio, in occasione del voto sulla  manovra, L’Aquila invaderà Roma.</p>
<p>In questa occasione abbiamo bisogno di  solidarietà vera.</p>
<p>Quel tipo di solidarietà che non è fatta  di carità e pietismo, ma di condivisione reale dei nostri problemi.  Vorremmo avervi al nostro fianco tutte e tutti, con i colori nero-verdi  che sono stati dati alla nostra città dopo il terremoto del 1703 (nero  come il lutto, verde come la speranza di rinascita) perché il 7 luglio è  il momento per urlare IO STO CON L’AQUILA!</p>
<p>APPUNTAMENTO ore 10.00 Piazza Venezia &#8211;  Roma</p>
<p>Per info e adesioni:</p>
<p><a href="http://abruzzo.indymedia.org/mailto:info.3e32@gmail.com" target="_blank">info.3e32@gmail.com</a></p>
<p>0862204406</p>
<p>3391932618</p>
<div>Related Link: <a title="http://www.3e32.com/" href="http://www.3e32.com/">http://www.3e32.com/</a></div>
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		<title>Geraldina Colotti e Parto Nuvole Pesanti a Casematte</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 20:31:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Venerdì 2 Luglio CaseMatte – Collemaggio
ore 18 Presentazione del libro “La guardia è stanca” di Geraldina  Colotti
ore 21 cena sociale
ore 22 PARTO NUVOLE PESANTI in concerto! presentazione del nuovo  album “MAGNAGRECIA”
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/06/locandina_geraldinacolotti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12669" title="locandina_geraldinacolotti" src="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/06/locandina_geraldinacolotti-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>Venerdì 2 Luglio CaseMatte – Collemaggio</p>
<p>ore 18 Presentazione del libro “La guardia è stanca” di Geraldina  Colotti</p>
<p>ore 21 cena sociale</p>
<p>ore 22 PARTO NUVOLE PESANTI in concerto! presentazione del nuovo  album “MAGNAGRECIA”</p>
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		<title>La Pantera a CaseMatte</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 11:10:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>renton</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedì 1 Luglio CaseMatte – Collemaggio
ore 18 Presentazione del libro “GLI STUDENTI DELLA PANTERA”
ore 21 Cena Sociale
ore 22 Luigi Maggi DjSet
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/06/Locandina_1lug10.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12673" title="Locandina_1lug10" src="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/06/Locandina_1lug10-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>Giovedì 1 Luglio CaseMatte – Collemaggio</p>
<p>ore 18 Presentazione del libro “GLI STUDENTI DELLA PANTERA”</p>
<p>ore 21 Cena Sociale</p>
<p>ore 22 Luigi Maggi DjSet</p>
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		<title>16 giugno SOS &#8211; Manifestazione Cittadina @ L&#8217;Aquila</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 10:33:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EpicentroSolidale</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/06/notax.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-12665" title="notax" src="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/06/notax-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
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		<title>Mondiali al contrario</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 16:46:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EpicentroSolidale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative / Azioni]]></category>
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		<category><![CDATA[case matte]]></category>
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L&#8217;ALTRA FACCIA DELLA COPPA CON I RIBELLI DEL SUDAFRICA
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/05/MONDIALI-AL-CONTRARIO.jpg"><img class="size-medium wp-image-12623  alignleft" title="MONDIALI AL CONTRARIO" src="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/05/MONDIALI-AL-CONTRARIO-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></p>
<p>L&#8217;ALTRA FACCIA DELLA COPPA CON I RIBELLI DEL SUDAFRICA</p>
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		<title>L&#8217;Aquila secondo Wu Ming</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 19:56:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EpicentroSolidale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lunedì 12 aprile siamo stati a L’Aquila per presentare Altai. L’incontro, organizzato da Epicentro solidale, si doveva tenere nel tendone di Piazza Duomo, ma il freddo e la neve ci hanno dato lo sfratto. La giornata è partita così all’insegna del trasloco e dell’incertezza: un minuscolo assaggio di quanto gli aquilani vivono da mesi. Abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/04/wuming.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12583" style="margin: 5px;" title="wuming" src="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/04/wuming-285x300.jpg" alt="" width="285" height="300" /></a>Lunedì 12 aprile siamo stati a L’Aquila per presentare <em>Altai. </em>L’incontro, organizzato da Epicentro solidale, si doveva tenere nel tendone di Piazza Duomo, ma il freddo e la neve ci hanno dato lo sfratto. La giornata è partita così all’insegna del trasloco e dell’incertezza: un minuscolo assaggio di quanto gli aquilani vivono da mesi. Abbiamo trovato ricovero alle Casematte, nel grande complesso dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio. Un’area molto vasta, in gran parte inutilizzata, a fortissimo rischio di speculazione edilizia. Dopo il terremoto del 6 aprile, la rete sociale 3e32 ha occupato proprio qui un piccolo stabile, con bar e saletta concerti. Subito a fianco, una casetta di legno fai-da-te ospita il media center e lo spazio riunioni. Ci stipiamo lì dentro e tocca a me iniziare, con uno strano imbarazzo.</p>
<p>- Siamo venuti qui, a raccontarvi una storia, e adesso mi rendo conto che vorrei solo stare zitto e che i ruoli dovrebbero essere invertiti: voi che raccontate e noi che ascoltiamo in silenzio.</p>
<p>Poi rifletto e penso che Enrico ci ha invitato anche per questo: trovarsi un pomeriggio a parlare di un romanzo, per stare insieme e riflettere al di là del terremoto, delle macerie e del piano C.a.s.e.</p>
<p>Penso che <em>Altai </em>è sempre un punto di partenza, un’allegoria per discutere di grandi sogni, identità, rivolta e potere. Quindi anche di questa città e del desiderio di ricostruirla, senza ridurre tutto a una questione edilizia.</p>
<p>Così comincio, parto verso Venezia e Istanbul, anno di grazia 1569, sperando che la macchina del tempo funzioni anche stavolta, e che ci sia abbastanza benzina per un ritorno al futuro.</p>
<p><span id="more-12563"></span>Finito l’incontro, cena in piedi a base di cuscus e rotta sulla casa dove passeremo la notte, un appartamento di gran lusso, vicino alla Fontana luminosa. L’edificio è uno dei pochissimi rimasti agibili in tutto il centro storico, ma la proprietaria se n’è andata lo stesso, ha paura di tornarci, e così l’ha affittato a tre amici. Sulla parete d’ingresso campeggia un manifesto del film <em>I Soliti Sospetti</em>, ma i cinque personaggi allineati sono i membri della Commissione Grandi Rischi, che il 31 marzo 2009 rassicurò gli aquilani, dopo mesi di scosse, dicendo che il <em>big one</em> non sarebbe arrivato, che stessero pure a casa tranquilli. Sceneggiatura originale di Guido Bertolaso.</p>
<p>Al calare delle tenebre, superiamo le transenne della zona rossa e visitiamo il cuore del disastro. Il centro storico della città è disabitato e buio. Centocinquanta ettari di case deserte, negozi sprangati, ruderi, crepe, macerie. Molti edifici sono tenuti insieme con putrelle, tiranti, ponteggi e armature di legno. Soprattutto le chiese. Altri sembrano intatti, ma basta sbirciare dalle porte socchiuse per vedere i soffitti crollati e i pavimenti a pezzi. Il cielo denso di nubi riflette le luci della vallata e rischiara la scena con toni di grigio. Sembra di essere dentro una foto in bianco e nero di una città bombardata. Dresda, Berlino o Bologna, dopo le incursioni del 1944. Quel che più mi sorprende è la vastità delle rovine. Non ero mai stato a L’Aquila, prima d’ora, e quando sentivo parlare del suo centro storico distrutto, evacuato e chiuso a chiave, pensavo a una zona molto più piccola. Invece camminiamo per una mezz’ora e non se ne vede la fine. Attraversiamo piazze e scavalchiamo detriti, attenti a non farci sorprendere dai soldati che vegliano sul coprifuoco, in fondo alle vie principali. Un branco di cani randagi ci sbarra la strada e ci convince a cambiare direzione. Passiamo di fronte a un bar famoso per le sue paste, a un circolo Arci con un bel cortile, che l’estate doveva essere pieno di tavolini e birre alla spina, e adesso è ingombro di sfasciumi. Qualcuno ci indica la sua casa, spaccata in due, e si domanda se dovranno abbatterla o se si riuscirà a ricostruirla. Sembriamo un gruppo di profughi in visita al loro paese distrutto, dopo decenni di esilio. Invece è passato soltanto un anno, e quando superiamo di nuovo le transenne per andare a dormire, mi illudo di aver visto il volto peggiore della catastrofe.</p>
<p>E invece il peggio deve ancora venire.</p>
<p>Alle otto e mezzo del mattino sento bussare alla porta e la voce di Enrico mi richiama all’ordine. Devo partire all’una per Macerata e ci sono ancora molte cose da vedere e da capire. Apro gli occhi e sul cuscino di fianco al mio c’è Guido Bertolaso, che mi fissa dalla copertina di <em>Potere assoluto</em>, il libro di Manuele Bonaccorsi sulla Protezione Civile. L’ho scovato su uno scaffale e non sono riuscito a chiudere occhio fino alle tre di notte, incollato alle pagine. Poi però ho dormito come un bambino: chiodo scaccia chiodo, incubo scaccia incubo. Una cura choc che piacerebbe molto al dottor Bertolaso.</p>
<p>Il cielo è basso come uno scantinato, umido e grigio. Delle montagne intorno all’Aquila si  vedono giusto le caviglie. Saliamo in macchina e ci dirigiamo verso Paganica e Tempera, due frazioni appiccicate in un solo agglomerato di settemila abitanti. Anche qui le vecchie case sono in pezzi, distrutte, puntellate. Anche qui le chiese sembrano aver ricevuto più cure delle abitazioni. Un signore col giornale sottobraccio ci mostra la facciata di un palazzo che pare staccarsi dal resto dell’edificio.</p>
<p>- La crepa si allarga ogni giorno di più &#8211; dice &#8211; eppure non si decidono ad abbatterlo. Andrà a finire che cascherà sull’altro palazzo e sfascerà anche quello.</p>
<p>Fuori dal paese, dietro la zona industriale di Bazzano, è sorta nel nulla <em>Paganica 2: </em>9 ettari di terreno, 12 palazzine a tre piani, 360 alloggi. Una delle venti <em>new towns </em>del piano C.a.s.e, i Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili che hanno permesso a quattordicimila aquilani di passare “dalle tende alle case”, e ad altri trentamila di arrangiarsi tra parenti lontani, moduli provvisori, casupole di legno e alberghi.</p>
<p>- Molti anziani &#8211; mi racconta Enrico &#8211; abitano da mesi negli hotel di Giulianova e Montesilvano, a cento chilometri da qui. Per la Settimana Santa hanno chiesto una sistemazione, ma non gliel’hanno data, e così alcuni hanno occupato le caserme.</p>
<p>- Le caserme?</p>
<p>- Sì, qualche centinaio di aquilani ci vive ancora, nelle caserme. Allora si sono messi d’accordo e hanno fatto entrare i nonnetti come visitatori giornalieri.  Poi, contro il regolamento, gli hanno trovato un letto. Adesso la polizia ha provato a sfrattarli un paio di volte, ma non c’è niente da fare. Non se ne vanno più.</p>
<p>Mi guardo intorno tra il fango, l’asfalto fresco e gli alberelli appena piantati. Tutto molto <em>new, </em>ma niente che faccia pensare a una <em>town</em>. Paganica 2 è lo spirito della tendopoli che si fa calcestruzzo. Un accampamento <em>durevole, </em>fatto per restare negli anni, con tutti i problemi in più legati alla permanenza: rete fognaria, traffico, servizi, rapporti sociali, consumo di territorio. Lo stato d’eccezione che diventa regola: uno degli assiomi della politica italiana.</p>
<p>- Moltiplica tutto questo per quindici e avrai un’idea di quel che sta nascendo intorno all’Aquila: centotrentanove ettari di periferia spontanea costruiti sull’orlo del vuoto.</p>
<p>Mentre Enrico snocciola le cifre calcolate dagli urbanisti del <em>Comitatus Aquilanus, </em>un camion di frutta e verdura si infila nei vialoni della <em>new town. </em>Dagli altoparlanti montati sull’abitacolo, la voce del guidatore declama prezzi e virtù della sua mercanzia. Forse un anno fa la stessa voce si alzava tra le bancarelle di Piazza Duomo, o sulla soglia di una bottega del centro. Oggi oltre ottocento commercianti devono arrangiarsi così, se ne hanno la forza: sulle strade, con le bancarelle, o nei pochi spazi ricavati dentro i centri sportivi e i capannoni industriali. Hanno ricevuto ottocento euro di cassa integrazione per i primi tre mesi, poi più niente.</p>
<p>Risaliamo in auto e ci spostiamo nel traffico impazzito fino al paese simbolo della catastrofe.</p>
<p>Anche da lontano, Onna ti appare come un grumo di pietre in mezzo all’erba scura. “Il paese che non c’è più” è davvero sparito, gli edifici rimasti in piedi si contano sulle dita di una mano. I superstiti vivono di fronte alle macerie, nelle case di legno finanziate dalle Croce Rossa e costruite dalla Provincia di Trento. Un piccolo villaggio in stile scandinavo,  tirato a lucido, con le aiuole già verdi e i sentieri di ghiaia. Niente a che vedere con le palazzine di Paganica 2 e del progetto C.a.s.e., anche se Bruno Vespa ha fatto di tutto per confondere le acque e presentare Berlusconi come il <em>deus ex machina</em> di questi “nidi d’amore”. Il dottor Bertolaso ha dichiarato che anche queste sono case <em>durevoli, </em>fatte per garantire un futuro alla gente di Onna. Ma la vera garanzia di futuro sta proprio nel loro essere provvisorie: alloggi che un domani si potranno smontare, a differenza dei Complessi Antisismici Sostenibili (?) ed Ecocompatibili (?).</p>
<p>- Prima o poi &#8211; mi spiega ancora Enrico &#8211; gli abitanti delle C.a.s.e verranno messi di fronte a un’alternativa: sistemare i loro appartamenti danneggiati oppure tenersi i nuovi in cambio dei vecchi. Molti sceglieranno la seconda soluzione, lasciando il centro dell’Aquila in mano agli speculatori.</p>
<p><em>Non si uccide così anche una città?, </em>si domanda il Comitatus Aquilanus nel suo dossier sul terremoto. La risposta, purtroppo, non può che essere affermativa. E l’arma del delitto è la stessa che in ogni angolo della Penisola cancella il paesaggio e avvelena il territorio. La necessità di dare un ricovero agli sfollati è stata sfruttata come pretesto per spargere cemento in barba a qualunque progetto. Speculazione travestita da carità: la logica del colonialismo non appesta soltanto il Terzo Mondo.<em></em></p>
<p>A qualche centinaio di metri da quel che resta di Onna, poco prima di scavalcare l’Aterno, Enrico mi indica il solco lasciato nella terra dallo slittamento della faglia, l’epicentro del sisma. Eppure, appena sull’altra riva del fiume, il paesino di Monticchio ha subito pochi danni, e guarda ancora la valle abbarbicato alla sua collinetta. Le faglie si comportano in modo strano, è risaputo. Quella che passa sotto alla contrada Pettino, per esempio, scatenò il terremoto del ‘700 e distrusse la città. Il 6 aprile, invece, ha deciso di stare ferma. In caso contrario, il bilancio delle vittime sarebbe stato molto più grave. Dalla metà degli anni Settanta, infatti, Pettino è il polmone di cemento dell’Aquila, la sua periferia più larga e popolosa, ma quando scendiamo dall’auto troviamo un quartiere in abbandono. Edifici moderni, costruiti su una zona ad alto rischio sismico, si sono inclinati, spaccati, aperti come lattine. Vedo un palazzo che sembra intatto, ma Enrico mi fa notare che s’è abbassato di un piano, e per fortuna che sotto erano tutti garage. Qui non è come nel centro storico, non si può dare la colpa alle architetture medievali. Qui i colpevoli hanno nomi e cognomi ben precisi, a partire da chi firmò la concessione per edificare in questa zona, con la scusa che l’Aquila doveva crescere e non poteva farlo in nessun altra direzione, per via delle montagne.</p>
<p>Qualcuno si aggira tra le case per fare fotografie, stime, controlli. Ma non c’è l’ombra di un cantiere e i palazzi non sono nemmeno puntellati. D’altra parte, chi mai ci vorrà tornare, a vivere sulla faglia? Anche a Pettino il verbo ricostruire si coniuga soltanto all’infinito futuro.</p>
<p>Torniamo in centro, per fare una passeggiata lungo il corso principale, una delle poche strade accessibili, per quanto ingombra di jeep militari, vetture della polizia, camion dei pompieri e scavatrici. Le vie laterali sono tutte bloccate con le solite transenne, ma Enrico vorrebbe farmi vedere casa sua, e allora ci infiliamo in un pertugio tra la grata di ferro e il muro. Subito ci viene incontro un tizio e si sbraccia con fare nervoso.</p>
<p>- Mbé, che fate? Qua non si può stare, tornate indietro.</p>
<p>Enrico spiega che poco più avanti c’è casa sua, ma il tizio ribatte che è pericoloso, se ci pigliamo una pietra in testa ci vanno di mezzo lui e la sua impresa edile.</p>
<p>- Guardi, &#8211; gli fa Enrico &#8211; io sono un architetto. Faccio i rilievi, ho partecipato ai soccorsi. Non vado a prendermi una pietra in testa, voglio soltanto&#8230;</p>
<p>Il tizio sfodera il cellulare, minaccia di chiamare la polizia e dopo nemmeno cinque secondi è già in contatto con una volante, per denunciare la nostra incursione.</p>
<p>Giriamo i tacchi e ce ne andiamo a passo lento, mentre io penso che è passato un anno e migliaia di aquilani non possono nemmeno <em>vedere</em> la propria casa.</p>
<p>Nel frattempo s’è fatta l’ora di mangiare ed Enrico ha in mente un locale storico che ha riaperto da poco, proprio in fondo al corso. Andando a piedi sarebbero poche centinaia di metri, ma la strada è libera solo per un tratto, poi ci sono i soldati che chiedono di esibire il pass, come a un check point israeliano, e allora dobbiamo tornare alla macchina, infilarci di nuovo nel traffico, fare tutta la circonvallazione e scoprire che il posto è chiuso.</p>
<p>Enrico ci resta male: ogni locale del centro storico che riapre i battenti è una piccola festa, per chi non vuole rassegnarsi all’assassinio della città.</p>
<p>Finiamo a mangiare i panini di un alimentari, subito fuori le mura, e poi un caffè veloce in un bar anonimo, fitto di manovali impolverati e slot machine. Anche l’azzardo di Stato, secondo il Decreto Abruzzo, contribuirà alla ricostruzione dell’Aquila.</p>
<p>Alla stazione di Collemaggio salgo sulla corriera per Teramo e Giulianova promettendo a Enrico di risentirci spesso.</p>
<p>Ieri sera, qualcuno diceva che la disgrazia andrebbe trasformata in un’occasione, una <em>chance</em> irripetibile per partecipare, incontrarsi, proporre idee e progetti di città.</p>
<p>Qualcun altro rispondeva che certe idee non ti vengono, se devi pensare giorno e notte a come lavorerai, dove abiterai, dove manderai a scuola i tuoi figli.</p>
<p>Tutti, comunque, si sono trovati d’accordo su un fatto: l’Aquila è diventata una città molto interessante. Una maledizione che sembra destinata a durare, almeno quanto le palazzine del piano C.a.s.e.</p>
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		<title>[Bologna] La militarizzazione delle Emergenze</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 11:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EpicentroSolidale</dc:creator>
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Quello che è stato attuato a L’Aquila è stato un laboratorio di  militarizzazione del territorio in situazione emergenziale. L’utilizzo  dell’esercito, il ruolo della protezione civile, la reazione delle  vittime… ad un anno dal terremoto de L’Aquila, proviamo a tracciare un  bilancio per poter introdurre un discorso sul processo di trasformazione  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/04/E-nelle-C-A3-sisma.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-12543" title="E nelle C A3 - sisma" src="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/04/E-nelle-C-A3-sisma-212x300.png" alt="" width="212" height="300" /></a></p>
<p>Quello che è stato attuato a L’Aquila è stato un laboratorio di  militarizzazione del territorio in situazione emergenziale. L’utilizzo  dell’esercito, il ruolo della protezione civile, la reazione delle  vittime… ad un anno dal terremoto de L’Aquila, proviamo a tracciare un  bilancio per poter introdurre un discorso sul processo di trasformazione  della Protezione Civile, la pericolosità del progetto, e sul  comportamento dello Stato in emergenza</p>
<p><span id="more-12533"></span>dalle 18.3o<br />
ne parliamo con</p>
<p>un compagno di “Epicentro Solidale”<br />
rete di solidarietà dal basso nel post-sisma</p>
<p>Manuele Bonaccorsi<br />
autore di ‘Potere Assoluto’<br />
- la Protezione Civile ai tempi di Bertolaso -</p>
<p>compagni<br />
autori di tesi e lavori sulla Protezione Civile<br />
e la situazione emergenziale<br />
a seguire</p>
<p>Video e Doc.<br />
sulla militarizzazione e la gestione<br />
del terremoto de L’Aquila</p>
<p>e Aperitivo</p>
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		<title>Wu Ming</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 22:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EpicentroSolidale</dc:creator>
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		<category><![CDATA[altai]]></category>
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ore 1800 &#8211; presentazione del libro Altai
ore 2030 &#8211; cena sociale
Lunedì 12 aprile
L&#8217;iniziativa è stata spostata a CaseMatte @ collemaggio (ex ospedale psichiatrico)
L&#8217;Aquila
http://www.epicentrosolidale.org
http://www.wumingfoundation.com
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/04/wu-ming.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12403" style="margin: 5px;" title="wu-ming" src="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/04/wu-ming-212x300.jpg" alt="" width="235" height="333" /></a></p>
<p>ore 1800 &#8211; presentazione del libro Altai</p>
<p>ore 2030 &#8211; cena sociale</p>
<p>Lunedì 12 aprile</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>L&#8217;iniziativa è stata spostata a CaseMatte @ collemaggio (ex ospedale psichiatrico)</strong></span></p>
<p>L&#8217;Aquila</p>
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		<title>Se il cratere si rivolta.</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 15:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EpicentroSolidale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se il cratere si rivolta!
La solidarietà, il potere assoluto, il popolo in carriola…
la lunga marcia delle NUOVE RESISTENZE AQUILANE
SABATO 10 Aprile 2010 – Forte Prenestino
Letture, dialoghi, visioni e suoni dalle h 18
- presentazione del libro: Potere Assoluto: la Protezione Civile ai tempi di Bertolaso – di Manuele Bonaccorsi
- anticipazione del video “Comando e Controllo” di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/04/cratere.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12353" title="cratere" src="http://www.epicentrosolidale.org/wp-content/uploads/2010/04/cratere.jpg" alt="" width="434" height="606" /></a>Se il cratere si rivolta!</p>
<p>La solidarietà, il potere assoluto, il popolo in carriola…</p>
<p>la lunga marcia delle NUOVE RESISTENZE AQUILANE</p>
<p><span id="more-12343"></span>SABATO 10 Aprile 2010 – Forte Prenestino</p>
<p>Letture, dialoghi, visioni e suoni dalle h 18</p>
<p>- presentazione del libro: Potere Assoluto: la Protezione Civile ai tempi di Bertolaso – di Manuele Bonaccorsi<br />
- anticipazione del video “Comando e Controllo” di Alberto Puliafito [IKProduzioni]<br />
- proiezione del video “il popolo delle carriole” di Luca Cococcetta</p>
<p>intervengono:<br />
Antonello Ciccozzi, Ettore Di Cesare, Andrea Russo [Action30], Alfonso De Vito [Comitati Chiaiano], Brigate della Solidarietà Attiva, 3e32, Epicentro Solidale, R.A.M.</p>
<p>- presentazione del cd autoprodotto da ZRK e 3e32: VOCI DAL CRATERE [post earthquake hip hop compilation]</p>
<p>a solleticare il palato un ricco “Aperitivo Antisismico” a cura di ES</p>
<p>live! dalle h 11</p>
<p>- ZRK zona rossa crew (L’Aquila)<br />
- Anonima Krew (L’Aquila)</p>
<p>- FUOSSERA (Napoli)<br />
Parole nude e crude, beat forti per arrivare fin dentro agli animi più duri.</p>
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